Cosa significa davvero vivere in una città dove la quotidianità non dipende mai interamente dalle proprie scelte? Per rispondere a questa domanda, due designer palestinesi hanno scelto un mezzo espressivo inaspettato quanto potente: il gioco di società. Entrare dentro Ramallah attraverso le meccaniche di una sfida sul tabellone permette di comprendere le sfumature di un’esistenza segnata da restrizioni invisibili ma onnipresenti, trasformando la teoria politica in un’esperienza tattile e condivisa.
Haki w Hitan: il design che racconta la realtà palestinese
Creato da Dima Nassar e Dania Omari, il gioco intitolato Haki w Hitan (parole e muri) non è un semplice prodotto di intrattenimento, ma un tassello di design sociale di rara profondità. L’obiettivo delle autrici non era quello di creare una simulazione di guerra, bensì di catturare l’essenza della vita urbana a Ramallah, una città che funge da centro nevralgico della Cisgiordania ma che resta costantemente soggetta a dinamiche di controllo esterno. Attraverso questo progetto, il tabellone diventa una mappa semantica dove ogni mossa riflette una negoziazione continua con lo spazio circostante.
Il valore artistico e sociologico di quest’opera risiede nella sua capacità di tradurre concetti astratti come la sovranità limitata in ostacoli fisici di gioco. Mentre nei classici giochi da tavolo il progresso è solitamente garantito dal lancio dei dadi o da una strategia oculata, in questo contesto le variabili esterne possono annullare ogni sforzo del giocatore in un istante. Questa imprevedibilità non è un difetto di bilanciamento, ma una scelta deliberata per riflettere la realtà politica del territorio palestinese.
Meccaniche di gioco tra checkpoint e imprevisti

Analizzando il funzionamento di Haki w Hitan, emerge come la struttura del gioco sia profondamente radicata nella topografia di Ramallah. I giocatori devono muoversi tra le strade della città, ma il loro percorso è costellato di interruzioni. I checkpoint non sono solo elementi decorativi, ma ostacoli meccanici che possono bloccare l’avanzamento per turni interi, proprio come accade nella realtà quando un blocco improvviso impedisce ai cittadini di recarsi al lavoro o di tornare a casa.
L’impatto dei raid e della sorveglianza
Uno degli elementi più disturbanti e realistici inseriti da Nassar e Omari è la gestione dei raid. All’interno del gioco, un’azione esterna può resettare la posizione dei giocatori o modificare drasticamente le regole della partita in corso. Questo meccanismo serve a comunicare il senso di precarietà vissuto dentro la città: l’idea che l’ambiente domestico o pubblico possa essere violato in qualsiasi momento, privando l’individuo della propria agenzia e del controllo sul proprio tempo.
Sarcasmo e resilienza nel gameplay
Nonostante la durezza del tema, il gioco è intriso di un forte spirito sarcastico. Le carte e le descrizioni degli eventi utilizzano l’ironia tipica della cultura locale per denunciare l’assurdità della burocrazia occupazionale. Questo approccio permette ai giocatori di affrontare temi pesanti senza cadere esclusivamente nel vittimismo, celebrando invece la capacità di adattamento e la resilienza del popolo palestinese. Il gioco diventa così uno spazio di resistenza culturale dove la risata serve a smascherare l’ingiustizia.
Perché un gioco da tavolo per parlare di occupazione?
La scelta di questo medium non è casuale. A differenza di un documentario o di un articolo giornalistico, un gioco da tavolo richiede partecipazione attiva. Sedersi attorno a un tavolo per giocare a Haki w Hitan significa immergersi fisicamente nelle frustrazioni e nelle piccole vittorie di chi vive in Palestina. La componente sociale del gioco favorisce il dialogo e la riflessione collettiva, rendendo il messaggio molto più pervasivo e memorabile rispetto alla fruizione passiva di informazioni.
Inoltre, l’estetica del gioco gioca un ruolo fondamentale. L’uso di colori vivaci in contrasto con le restrizioni rappresentate sottolinea la vivacità della vita urbana di Ramallah, che continua a pulsare nonostante le limitazioni. È un invito a vedere la città non solo come luogo di conflitto, ma come un organismo vivo, fatto di relazioni, commercio e cultura, che lotta per mantenere la propria normalità sotto il peso dell’occupazione.
Il ruolo del design nella divulgazione politica

Dima Nassar e Dania Omari dimostrano come il design possa essere uno strumento politico d’eccellenza. Haki w Hitan si inserisce in un filone di giochi critici che cercano di sensibilizzare il pubblico internazionale e locale su temi complessi. Attraverso la materialità di pedine e carte, il gioco riesce a superare le barriere linguistiche e culturali, offrendo una chiave di lettura immediata e viscerale sulla condizione palestinese.
L’opera ha attirato l’attenzione non solo degli appassionati di board games, ma anche di accademici e attivisti, poiché offre un modello di narrazione interattiva applicabile a molte altre realtà di crisi. Vedere come lo spazio urbano viene manipolato dall’autorità esterna diventa un esercizio di empatia radicale, dove il giocatore non si limita a osservare, ma subisce, seppur in forma ludica, le stesse limitazioni di chi si trova davvero dentro Ramallah.
Conclusione
In definitiva, Haki w Hitan rappresenta un esperimento riuscito di come l’arte e il gioco possano fondersi per raccontare la complessità del mondo contemporaneo. Invitando i giocatori a muoversi in una città che sfida costantemente la loro libertà di movimento, Dima Nassar e Dania Omari hanno creato un ponte tra la realtà sofferta della Palestina e il resto del mondo. Resta la consapevolezza che, sebbene per un giocatore la partita finisca quando si chiude la scatola, per chi vive a Ramallah quelle regole e quegli imprevisti rimangono la sfida quotidiana da affrontare.
Fonti
Domande Frequenti
Cos’è Haki w Hitan?
Haki w Hitan è un gioco da tavolo creato dalle designer palestinesi Dima Nassar e Dania Omari per raccontare la complessità della vita quotidiana a Ramallah sotto occupazione. Attraverso meccaniche interattive, il gioco simula gli ostacoli burocratici e fisici che i residenti affrontano ogni giorno.
Chi sono le creatrici del gioco?
Le menti dietro questo progetto sono Dima Nassar e Dania Omari, due designer che hanno utilizzato le loro competenze nel campo del design sociale e della comunicazione per trasformare l’esperienza politica palestinese in un prodotto culturale tangibile e condivisibile.
Come funziona il meccanismo dei checkpoint nel gioco?
Nel gioco, i checkpoint agiscono come veri e propri blocchi alla progressione dei giocatori. Proprio come nella realtà di Ramallah, questi ostacoli possono apparire o chiudersi improvvisamente, costringendo i giocatori a fermarsi o a cambiare rotta, simulando la perdita di controllo sul proprio tempo.
Perché il gioco usa il sarcasmo per parlare di occupazione?
Il sarcasmo è uno strumento di resilienza tipico della cultura palestinese. Utilizzarlo in Haki w Hitan permette di denunciare l’assurdità del sistema occupazionale senza limitarsi a una narrazione puramente tragica, rendendo il messaggio più accessibile e potente attraverso l’ironia.
Qual è lo scopo educativo di questo gioco da tavolo?
Lo scopo è generare empatia e consapevolezza attraverso l’azione diretta. Giocando, le persone possono sperimentare la frustrazione di movenze limitate e raid improvvisi, comprendendo a un livello più profondo cosa significhi vivere ‘dentro’ uno spazio costantemente controllato.




