Cos’era davvero la Tartaria? Storia, mappe antiche e teorie moderne

La Tartaria (o Tartary in inglese) fu un termine storico usato fino al XIX secolo per indicare vaste regioni dell’Asia interna – in particolare l’Asia centrale e la Siberia. La parola deriva dai Tartari (o Tatari), popolazioni turco-mongoliche delle steppe, ed entrò nell’uso europeo durante le invasioni mongole del XIII secolo. Gli occidentali contaminavano il termine Tartaro (dal greco Tartarus, inferno) con Tatar, dando così ai nomadi asiatici un’aura mitica e minacciosa. In realtà, i popoli dell’Asia centrale non si chiamavano fra loro “tartari”: erano Tatari, Mongoli, Uiguri, Tibetani, e altri, ma sulle mappe europee venivano genericamente raggruppati sotto questa etichetta.

Secondo fonti storiche, già alla fine del Medioevo gli europei capirono che esisteva un’immensa terra a nord di quello che avevano sempre chiamato “Asia”. Con i resoconti dei viaggi di Marco Polo e altri esploratori, si apprese dell’Impero dei Mongoli: a quel punto si comprese che – al di là dei confini precedentemente immaginati – si estendeva un vasto territorio senza nome. Poiché gran parte di quel territorio era sotto il dominio dei Mongoli (il Grande Kanato), venne soprannominato Tartaria. Come spiega il cartografo V. Bulatov: «dopo i viaggi di Marco Polo gli europei capirono che l’Asia non era piccola, e che a nord dell’Asia conosciuta c’era un’enorme terra senza nome… e poiché buona parte era dominata dai Mongoli, la terra cominciò ad essere chiamata “Tartaria”». In pratica “Tartaria” nacque come nome collettivo per descrivere le aree abitate dai Tatari/Mongoli e, più in generale, dai popoli nomadi dell’Asia centrale.

Tartaria nelle mappe antiche

Il termine Tartaria appare regolarmente sulle mappe europee dall’Età moderna fino all’inizio dell’Ottocento. In queste carte essa non aveva confini fissi ma copriva porzioni variabili dell’Asia settentrionale e centrale. Ad esempio, la celebre mappa di Abraham Ortelius del 1570, intitolata Tartariae sive Magni Chami regni (“Tartaria o regno del grande Can”), mostra l’intera zona estremo-orientale a nome di Tartaria. La mappa include persino l’illustrazione del Gran Can seduto in una tenda. L’estensione indicata va dal Volga e Mar Caspio fino al Pacifico, includendo vaste regioni poste al confine dell’Europa e fino all’Artico. Tuttavia, come notano gli studiosi, nel 1570 quell’enorme impero dei Mongoli era già franckettato da due secoli, e la carta riporta aree che mai furono controllate dai Mongoli. Ciò dimostra che Tartaria non corrispondeva a uno Stato unificato, ma piuttosto a una tradizione cartografica basata sulle antiche leggende dell’Asia interna.

Le mappe del XVII–XVIII secolo usavano spesso la dicitura “Tartaria” (in alcuni casi con l’aggiunta di aggettivi geografici). Qui a fianco vediamo un dettaglio di una mappa di Guillaume de L’Isle (circa 1730): sul lato sinistro compare la scritta “Grande Tartarie” (Grande Tartaria) e “Tartarie Moscovite”. In realtà, già a quel tempo le fonti più aggiornate suddividevano l’Asia interna in regioni differenti. Ad esempio, una carta inglese del 1796 distingue la Tartaria Occidentale (dalle rive del Mar Caspio fino al Tibet) e la Tartaria Cinese (Manchuria, Mongolia, Tibet), mentre gran parte della Siberia è etichettata come “Siberia” (parte dell’Impero Russo). Una mappa francese del 1757 addirittura riporta varie “Tartarie”: Tartarie Indépendante (a est del Caspio), Centrale (o Occidentale), Chinoise, Orientale, Moscovite e una Piccola Tartarie (nell’area del Khanato di Crimea). Queste denominazioni regionali sulle carte indicano che “Tartaria” era un toponimo cartografico flessibile, non un singolo impero.

Tartaria
Tartaria

Un’altra fonte iconografica è la rappresentazione del cosiddetto Gran Can (Magnus Cham) nel mondo immaginario della Tartaria. In questa pagina di Ortelius (1570) vediamo il Khan mongolo in tenda. All’epoca le conoscenze geografiche erano ancora limitate, così i cartografi spesso mescolavano dati reali e leggenda. Nel corso del XVII secolo gli esploratori occidentali ampliarono le conoscenze dell’Asia interna, ma il nome “Tartaria” rimase in uso. Nella famosa mappa Nova et acurata totius Asiae di Nicolaes Visscher (1657) la parola “Tartaria” ricopre gran parte dell’Asia settentrionale e centrale, indicando un’area abitata da molti popoli: dai Tatari (krigiazi), ai Mongoli, agli Uiguri, ai Tibetani e Manchu. L’assenza di confini colorati attorno alla scritta sottolinea che non si trattava di un’entità politica unica, bensì di un’estensione geografica generica.

Magnus Cham
Magnus Cham

Nella seconda metà del Settecento e agli inizi dell’Ottocento, con l’espansione degli imperi coloniali, il toponimo Tartaria cominciò a scomparire dalle carte. Tra il 1785 e il 1826 – dopo l’apertura della Siberia russa e l’esplorazione dell’Asia centrale – il termine venne progressivamente abbandonato. In quegli anni la “Tartaria” si trasformò in nomi più precisi: nacquero le denominazioni di Asia Centrale e Turkestan. In sintesi, gli storici confermano che nelle mappe antiche la “Tartaria” identificava semplicemente vaste zone sconosciute o poco esplorate dell’Asia interna (e non un impero concreto).

tartary
tartary

Popoli e territori associati

Le regioni storicamente indicate come Tartaria comprendevano luoghi oggi frammentati in vari stati: dal Kazakistan settentrionale e l’Asia Centrale fino alla Siberia orientale, comprendendo anche la Mongolia e parti della Cina nord-occidentale. Non esisteva un “popolo tartario” omogeneo. Erano presenti Tatari/Tartari (di lingua turca), Mongoli, Calmucci, Uiguri, Tibetani, Mantšu, Kirghizi, e altri gruppi etnici. In pratica, gli europei occidentali raggrupparono sotto il nome di Tartari popolazioni molto diverse. Le carte settecentesche confermano questa varietà: per esempio, la mappa di Visscher elenca al suo interno territori abitati da “numerosi popoli turchi” e altri gruppi (Manchu, Mongoli, Tibetani, ecc.).

In alcune fonti ottocentesche russe si parla di “Tartaria Moscovita” o “Tartaria Russa” per indicare la Siberia controllata da Mosca, e di “Piccola Tartaria” per il Khanato di Crimea. L’immagine sotto ricorda che, dopo la caduta dell’Orda d’Oro, i geografi originari usarono la scritta Piccola Tartaria per il Crimeo e Grande Tartaria per il resto dell’Asia a est: «[…] dopo la caduta dell’Orda d’Oro e l’annessione di Kazan’ e Astrakhan alla Russia, comparvero sulle carte i termini “Piccola Tartaria” (il Khanato di Crimea) e “Grande Tartaria” (tutto il resto verso est)». In ogni caso, il termine “Tartaria” non corrispondeva a una nazione unica, ma era solo un’etichetta geografica che raggruppava molte terre diverse.

Riassunto dei territori (carte cartografiche antiche):

  • Gran parte dell’Asia centrale (dagli Urali al Pacifico), comprese le steppe dell’Asia interna.

  • La regione dell’odierna Siberia settentrionale (parte orientale dell’Impero Russo) notata come “Tartaria” o “Moscovita”.

  • Il Khanato di Crimea, indicato talvolta come “Piccola Tartaria” (Tartaria Minor).

  • Comunità nomadi tatari, mongole, kalmucce, kirghize, mantšu, ecc., spesso genericamente chiamate “tartare” dalle fonti occidentali.

In sintesi, nessuna prova storica parla di un popolo unico “tartaro” o di un impero unificato chiamato Tartaria. Era piuttosto una designazione generale: come annotò il geografo tedesco F. Pallas nel XVIII secolo, “Tartaria” aveva connotazioni dispregiative e includeva gruppi etnici diversi che consideravano il termine quasi un insulto. Lo studioso russo Egor Meyendorff sottolineò che in Asia non si conosceva affatto la parola “Tartaria”: era un’etichetta esterna, non usata dalle popolazioni locali.

Cosa dice la storiografia ufficiale

La visione accademica e storica convenzionale su Tartaria è chiara: si trattava di un toponimo geografico vago, non di un’entità politica reale. Come scrive l’Enciclopedia Britannica (e citato in fonte) «Tartary (Tartaria) è un nome storico per l’Asia centrale e la Siberia». Gli storici sottolineano che molte mappe antiche riportano semplicemente questo termine per regioni poco esplorate, spesso associate al mito del Gran Khan mongolo. Non esistono archivi o cronache serie che descrivano un “impero tartaro” coordinato e avanzato tecnologicamente. Al contrario, i documenti storici narrano chiaramente le vicende dei vari Khan e imperi (Mongoli, Califfato del Khanato d’Oro, ecc.) senza mai menzionare alcuna “Grande Tartaria” autonoma.

L’Accademia Russa delle Scienze e la Società Geografica Russa hanno pesantemente criticato le moderni teorie cospirazioniste sulla Tartaria. La Società Geografica Russa ha definito queste idee una «fantasia estremista», smontandole come mere invenzioni senza fondamento. In particolare, la RGS fa notare che i teorici del complotto parlano di un fantomatico impero scomparso, mentre esse “smontano la teoria” mostrando centinaia di mappe storiche originali in cui Tartaria compare semplicemente come termine geografico. Gli studiosi contemporanei ribadiscono che non esiste alcun complotto di occultamento, ma solo un fraintendimento delle fonti antiche.

Dal punto di vista della storiografia ufficiale:

  • Nessun Impero tessuto nella storia: Gli storici confermano che non ci fu mai un “Impero Tartaro” riportato dalle fonti. I resoconti medievali e moderni descrivono soltanto Khanati mongoli e tatari (ad es. l’Orda d’Oro, il Khanato del Kazan’ ecc.).

  • Termine generico sulla cartografia: Tartaria fu usato come sinonimo di “Asia interna”. Le mappe antiche lo chiamano spesso “terra dei Tartari”, ma senza indicare confini precisi.

  • Evoluzione dell’uso: Nel XVIII secolo ricercatori come Pallas e Meyendorff invocarono nomi più accurati (Asia centrale, Russia asiatica) e notarono che “Tartaria” non includeva molti popoli (mongoli, kalmucchi, ecc.).

  • Valore storico dei documenti: Gli storici mettono in guardia sul fatto che testi pseudoscientifici moderni, pur citando vecchie enciclopedie o mappe, travisano continuamente il significato delle fonti.

In conclusione, la ricerca accademica vede la Tartaria come un arco di latitudini sulla mappa antica, non come un regno organizzato. Il toponimo è figlio dell’ignoranza geografica e dei pregiudizi medievali sulle “popolazioni barbare”. Essa fu gradualmente sostituita da termini più precisi nel XIX secolo. Come sottolinea la storia: il “mito della Tartaria” ha occupato nel tempo lo stesso spazio che in seguito venne riservato agli stereotipi orientali – abbinando mistero e arretratezza – e oggi è studiato principalmente come esempio di toponimo ingannevole.

Le teorie alternative e le controversie

Parallelamente, sono fiorite teorie della cospirazione che sostengono un’idea rovesciata: esisterebbe un “Grande Impero Tartaro” sottratto alla storia ufficiale. Queste visioni alternative (in parte nate negli ambienti russofoni) parlano di un’antica civiltà altamente tecnologica e pacifica, la cui esistenza sarebbe stata nascosta tramite rimozioni o falsificazioni di documenti. A sostegno di ciò, i cospirazionisti affermano spesso che:

  • Impero tecnologico perduto: Si sostiene che la Tartaria fosse un immenso impero “moderno”, dotato di energia libera e architettura monumentale, cancellato da catastrofi o guerre. Nessun documento storico serio lo conferma. Le fonti storiche ufficiali non fanno riferimento a tecnologie fuori dal comune nell’Asia centrale medievale, mentre ignorare i Khanati registrati sarebbe impensabile per gli storici.

  • Edifici “tartari”: Alcuni teorici indicano palazzi ottocenteschi (es. il Singer Building di New York, la Hall of Mission della Expo di San Francisco 1915, il Parlamento russo di Pietroburgo) come presunte architetture tartare. In questi casi si afferma che i costruttori fossero in realtà architetti tartari, e che la storia ufficiale abbia falsificato le didascalie. Questa lettura è però smentita dagli archivi urbanistici e dalle cronache dell’epoca, che chiariscono la reale provenienza e gli ingegneri di tali edifici.

  • “Alluvione di fango” (mud flood): Un altro elemento ricorrente è l’ipotesi di una massiccia “alluvione di fango” globale che avrebbe sommerso le civiltà antiche, spiegando perché molti edifici storici presenterebbero piani seminterrati (con porte e finestre sotto il livello stradale). In realtà, le spiegazioni architettoniche convenzionali – evoluzione del piano stradale, interramenti successivi – sono ampiamente documentate. Non esiste alcuna prova archeologica di un evento cataclismico universale che cancellò la “Tartaria”.

  • Revisione di eventi storici: Alcune tesi estremizzano la riscrittura anche di eventi famosi. Ad esempio, è stato pubblicato un libro (esplicitamente pseudostorico) dal titolo “Napoleone non è mai esistito” che sostiene che la campagna del 1812 in realtà non fu una guerra tra Francia e Russia, bensì uno scontro con la “Grande Tartaria”. Si arriva a negare l’esistenza stessa di figure storiche. Queste affermazioni non hanno alcun riscontro nei documenti d’archivio: la battaglia della Moskova del 1812 è descritta dettagliatamente da storici contemporanei russi e francesi. In generale, tali revisionismi storici sono considerati fantasiosi dai ricercatori.

  • Popolo tartario mitico: Alcuni credono che i Tartari fossero originariamente Slavi o discendenti di antiche civiltà (Atlantide, Ipotesi Iperborea). Ad esempio, Levashov e i cronologisti di Fomenko affermavano che i Tartari fossero in realtà Slavi e che Tartaria fosse in parte sinonimo di “Antica Russia”. Questa idea trova scarso riscontro: gli storici rilevano che le etnie eurasiatiche nominalmente “tartare” parlavano lingue turche o mongole, non slave, e nessuna fonte medievale li descrive come popolo slavo.

In sintesi, le teorie alternative presentano la “Grande Tartaria” come un reame scomparso di proporzioni mondiali, spesso attribuendole tecnologie “avanzate” e distruzione da parte di eventi misteriosi. Nella pratica, queste narrazioni confliggono con dati storici e archeologici. Come evidenziano esperti e istituzioni (storici, cartografi, società geografiche), la “storia alternativa” della Tartaria è priva di basi concrete. Gli studiosi sottolineano che ignora deliberatamente i resoconti tradizionali dell’Asia e che gli anacronismi (p.es. edifici di fine Ottocento attribuiti a Tartari) sono frutto di fantasia.

Conclusioni

La Tartaria fu dunque semplicemente un nome geografico che affascinò i cartografi antichi, non un impero segreto. La “leggenda” moderna del Gran Impero Tartaro nasce da un miscuglio di mappe storiche interpretate male e da narrazioni pseudoscientifiche. I dati reali – esplorazioni, cronache medievali, documenti diplomatici – parlano chiaro: nel Medioevo e oltre non è mai esistito alcun “stato unico” europeo-asiatico chiamato Tartaria. Anzi, già nel XVIII secolo gli stessi geografici abbandonarono quel termine, preferendo identificare con precisione l’Asia centrale. Le indagini storiche ufficiali privilegiano le fonti documentali (cronache, araldica, archivi di Stato) e confermano che i regni mongoli e tatari erano ben noti e distinti – nessuno li ha mai cancellati dalla storia.

In conclusione, tra leggenda e realtà la pagina della Tartaria va letta nel contesto giusto: come parte della nostra comprensione evolutiva della geografia. Le mappe antiche che portano quel nome testimoniano i limiti della conoscenza europea del passato, non un complotto mondiale. Presentare la Tartaria come un impero fantasma senza tracce storiche significa confondere una mancanza di dati (nel Medioevo) con una cospirazione. Al contrario, l’analisi documentata – dalle fonti medievali alla storiografia moderna – descrive una storia chiara e complessa delle popolazioni eurasiatiche, senza alcun “regno tartaro” sconosciuto.

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Domande frequenti (FAQ)

  • Che cos’era la Tartaria in senso storico-geografico? Per la storiografia convenzionale, Tartaria era solo un nome usato in Occidente per aree dell’Asia interna (Siberia, Asia centrale, Mongolia). Non identificava un impero specifico. Le mappe antiche la indicavano per regioni popolate da vari popoli (tatari, mongoli, ecc.), ma non era uno Stato unitario.

  • Qual è l’origine del termine “Tartari” e “Tartaria”? Il termine ha radici nelle grandi invasioni mongole del XIII secolo. In Europa “Tartari” (con due “r”) si diffuse in questo periodo come nome collettivo per i Mongoli e i loro alleati. La forma “Tartaria” deriva dall’associazione dei Tatari con “Tartaro” (l’inferno greco), un gioco di parole che dava a questi nomadi un’immagine da popolazione temibile. La prima occorrenza scritta di Tartaria si trova in un viaggio del 1173, ma il termine si consolidò soprattutto nel XIII secolo man mano che si acquisivano informazioni sulle steppe asiatiche.

  • Perché Tartaria appare sulle mappe antiche e quando è scomparsa? Nelle carte dal XV al XVIII secolo gli occidentali usavano Tartaria per etichettare vasti territori poco conosciuti dell’Asia interna. Con le esplorazioni, il termine iniziò a essere suddiviso in regioni (“Tartaria Cinese”, “Occidentale”, ecc.). Tra fine XVIII e inizio XIX secolo Tartaria sparì quasi del tutto dalle mappe: i nomi di nuove nazioni e regioni (Asia Centrale, Russia asiatica, Turkestan) presero il suo posto.

  • Quali popoli abitavano le regioni chiamate Tartaria? Queste zone erano abitate da etnie turco-mongoliche e centro-asiatiche: Tatari (Kazakhi, Kirghizi, Uiguri, ecc.), Mongoli, Kalmyk, Manchu, Tibetani e altre ancora. Le mappe storiche indicano che “Tartaria” comprendeva una moltitudine di popoli diversi. Non esiste alcun “popolo tartario” unico; furono semplicemente i vari nomadi delle steppe indicati con un unico termine generico.

  • Esisteva veramente un impero chiamato “Grande Tartaria” o “Impero Tartaro”? No. Non ci sono prove storiche o archeologiche che descrivano un tale impero. Le teorie moderne che parlano di una Grande Tartaria unificata sono considerate falsità senza fondamento. Gli storici considerano Tartaria un termine cartografico, non il nome di una nazione reale. Tutte le fonti coeve menzionano solo i vari Khanati e principati (Mongoli, Tatari, ecc.) dell’Asia, non un unico Stato universale.

  • Che legame c’è tra Tartaria e la campagna di Napoleone del 1812? Nessuno in senso storico. La campagna del 1812 fu un conflitto tra l’armata di Napoleone e l’Impero Russo, ben documentato dalle cronache e senza alcun riferimento a “Tartaria”. Le storie che collegano il 1812 alla Tartaria (inclusa l’idea che Napoleone non sia mai esistito) sono revisionismi pseudostorici che distorcono la realtà. I dati ufficiali confermano la versione tradizionale: Napoleone esiste e nel 1812 invase la Russia, provocando una delle più famose ritirate della storia. Non è mai emersa alcuna prova che quel conflitto riguardasse un fantomatico impero tartaro nascosto.

  • Che cosa dicono gli storici sulla presunta “Great Tartary”? Gli storici ribadiscono che “Great Tartary” era solo una categoria geografica priva di entità statale concreta. Ogni affermazione di un impero globale è rigettata dagli studiosi come pseudoscientifica. La documentazione tradizionale (cronache, storie degli imperi europei e asiatici, mappe antiche) non registra nulla di simile. In breve, la Tartaria è una parte dell’Atlante delle idee perdute e delle fantasie moderne, ma non della storia vera.

🗿 Prima delle mappe… chi ha costruito il primo grande centro rituale?

Molto prima che gli europei scrivessero “Tartaria” sulle loro carte, esisteva un luogo che ha scosso le fondamenta della storia ufficiale: Göbekli Tepe.

Parliamo di oltre 11.600 anni fa.
Cacciatori-raccoglitori che erigono pilastri monumentali, organizzano banchetti rituali e costruiscono strutture complesse quando – secondo il vecchio paradigma – non avrebbero dovuto esserne capaci.

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